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La speranza si può imparare!

Paola Stefanelli

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Il seminario di studio di Niles Spencer "la speranza: come valutarla ed incrementarla"

Il 3 e il 4 maggio 2013 si è svolto a Padova il seminario di studio "La speranza: come valutarla ed incrementarla" del prof. Niles Spencer della Pennsylvania State University, in cui il professore ha descritto un possibile approccio innovativo per concettualizzare e gestire i compiti di sviluppo professionale nel XXI secolo, un periodo storico in cui è necessario puntare sulle risorse personali per fronteggiare con successo le difficoltà che l'attuale contesto presenta. Il modello di riferimento descritto punta ad incrementare l'autoconsapevolezza, la visione creativa e l'adattabilità.
La speranza si connota come la capacità percepita di individuare percorsi per perseguire gli obiettivi desiderati, motivare se stessi attraverso un pensiero agentico e ... si può imparare! Rispetto all'ottimismo, che implica il credere che le cose andranno per il meglio, la speranza è più direttamente associata alle azioni che mettiamo in atto per raggiungere il nostro obiettivo. Presuppone l'identificazione delle azioni che possono fare per raggiungerlo e l'essere sicuro di farle. Comprende alta auto-efficacia, persistenza e adattibilità.
Ci sono dei fattori che favoriscono il persistere della speranza nonostante i molti ostacoli che ogni giorno dobbiamo affrontare e questi sono il supporto emotivo, l'identificazione di obiettivi e i modelli di ruolo. Ma cosa possiamo fare se il nostro livello di speranza è basso? Il primo passo consiste nell'identificare qualcosa per cui siamo orgogliosi e ripensare a cosa abbiamo fatto perché ciò accadesse, individuando le abilità che abbiamo messo in campo, abilità che sono preziose perché sono trasferibili. Questa fase di autoriflessione può essere facilitata da un consulente di orientamento attraverso un colloquio incentrato su domande del tipo "qual è un'attività di cui sei particolarmente orgoglioso e che ti fa stare bene?", "come fai questa attività?"; il consulente in questa fase ha il compito di aiutare la persona che ha davanti ad individuare una serie di abilità specifiche, interrompendola e fermandola nel suo raccontare con domande del tipo "cosa hai dovuto fare perché succedesse questa cosa?", in un compito di decostruzione dell'attività soddisfacente fino ad arrivare all'individuazione della lista di abilità che la persona ha messo in atto per svolgere quell'attività.
La fase di autoriflessione, focalizzata sulle attività lavorative che svolgiamo con particolare piacere, ci aiuta a delineare una giornata lavorativa ideale che può costituire il nostro obiettivo da raggiungere. L'importante è domandarsi "ce la farò a perseguire questo mio obiettivo? E lo farò?" nel caso in cui ci sia un consulente è suo compito proporre e riproporre queste domande fondamentali nelle fasi cruciali del processo perché sono le risposte che diamo a queste domande che ci aiutano ad incrementare la speranza. Sono i dubbi sulla possibilità di farcela e sul fatto che agiremo che ci daranno indicazioni sull'aspetto su cui è necessario lavorare.
Il processo continua con una fase che si incentra sul fare chiarezza su come usiamo le abilità che abbiamo, su cosa dà significato alla nostra vita e sui nostri valori. Un consulente di orientamento può aiutarci in questa fase anche con questionari o strumenti standardizzati. In questa fase possiamo aiutarci considerando la nostra vita come se fosse un libro a cui dobbiamo dare un titolo. Poi, per approssimazioni successive, dividiamo il nostro libro in capitoli assegnando un titolo a ciascuno di essi, identificando per ognuno le esperienze rilevanti per noi e individuando cosa abbiamo imparato da queste. Ma affinché il nostro libro sia completo dobbiamo immaginare un capitolo finale che vogliamo assolutamente vivere. Anche in questa fase, chiamata generalizzazione dell'auto-osservazione, possiamo essere aiutati da un consulente di orientamento che, dopo averci aiutato a fare la rassegna della nostra vita, a considerare gli avvenimenti importanti, a visualizzare la forma che ha preso, ad individuare le lezioni utili e quelle inutili, ci invita a chiederci cosa vogliamo. E nuovamente ci fa quelle domande cruciali "è qualcosa che puoi fare? Che farai?". Se le risposte a queste domande sono affermative vuol dire che stiamo imparando ad avere speranza. Se abbiamo dei dubbi, dobbiamo lavorare su questi.
Per identificare bene i nostri valori, oltre ad affidarci ad eventuali strumenti standardizzati che ci propone un consulente di orientamento, possiamo scegliere da una lista di valori i 10 più importanti per noi e poi, per approssimazioni successive eliminarne 1 alla volta fino ad averne uno solo, ma in questi passi di eliminazione dobbiamo definire cosa vuol dire per noi il valore che di volta in volta scartiamo. Il consulente di orientamento in questa fase ha il compito di dare le istruzioni e di porre le domande fondamentali "quindi come puoi avere/vivere questo valore per te importante? Cosa devi fare? E lo farai?"
Riprendendo in mano i valori più importanti per noi, per come li abbiamo definiti, ci chiediamo come la nostra vita rifletta questi valori che consideriamo importanti e partendo da questi cerchiamo di descrivere in un paragrafo le caratteristiche che abbiamo e che possiamo sviluppare nel nostro lavoro. Il consulente di orientamento può aiutarci a questo punto riepilogando tutti i passi del processo che abbiamo fatto.

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