Il Punto

Alcuni simposi dell’International Conference “Life Design e Career Counseling: instillare la speranza e fortificare la resilienza”

Presentazione della Conference
Isabella Giannini
ricerca
è psicologa, collabora da anni con il Laboratorio La.R.I.O.S. Si occupa della segreteria organizzativa dei congressi nazionali ed internazionali organizzati annualmente dal Laboratorio, collabora con la redazione del Gipo-Giornale italiano di Psicologia dell'Orientamento, si occupa della lettura ottica dei questionari, elaborazione e analisi dei dati, e predisposizione di referti individualizzati nell'ambito di attività di orientamento organizzate dal Laboratorio per studenti delle scuole medie, superiori e universitari.

Sara Santilli
ricercaè psicologa e ha conseguito il Perfezionamento in Psicologia dell'orientamento alle scelte scolastico-professionali presso l'Università degli Studi di Padova; collabora con il Laboratorio La.R.I.O.S. all'organizzazione e all'attuazione di progetti di orientamento, fra cui "Orior-Imparare a scegliere" e "Tre Passi verso il futuro", e alla realizzazione di ricerche relativamente a disabilità, orientamento e inserimento lavorativo. E' revisore dei conti dell'Associazione Italiana per l'orientamento-SIO. E' membro dell'associazione italiana di analisi e modificazione del comportamento e terapia comportamentale e cognitiva-AIAMC.

I lavori della Conferenza Internazionale "Life Design e Career Counseling: instillare la speranza e fortificare la resilienza" tenutasi a Padova dal 20 al 22 giugno si sono conclusi con una vasta adesione, calorosa e sentita, a tutti i diversi momenti dell'evento. Sono stati più di 550 i partecipanti, in rappresentanza di 34 paesi, provenienti da tutto il mondo: Australia - Nuova Zelanda (2%), Brasile (3%), Canada (2%), Cina - Hong Kong - Singapore (1,5%), Croazia - Lituania - Macedonia (3%), Danimarca (1%), Inghilterra 3%, Spagna 4,5%, Finlandia - Svezia - Islanda (3%), Francia (4,5%), Germania (2,8%), Ungheria (0,5%), Irlanda (1,5%), Iran - Pakistan - Israele (6,4%), Lussemburgo (0,5%), Marocco (0,5%), Polonia (3,5%), Portogallo (10%), Russia (2%), Sud Africa - Uganda (2,5%), Svizzera (3%), Turchia (1,8%), Usa (7,5%), Italia (30%).
Sia nelle sessioni plenarie che nelle sessioni parallele e poster, che hanno visto la presentazione di oltre 300 contributi, si è registrato un grande interesse per i temi affrontati e una vivace volontà di partecipazione da parte di tutti gli intervenuti, i quali nel corso dei dibattiti si sono trovati d'accordo nel ritenere che in epoche di marcata incertezza, come quelle che stiamo attraversando, anche i modelli teorici e le pratiche professionali di coloro che si occupano di scelte e di progettazioni professionali debbono radicalmente cambiare ed occuparsi in prima istanza della promozione del benessere e della qualità della vita delle persone maggiormente esposte agli effetti deleteri che la crisi sta provocando in diverse parti del mondo.
Durante i tre giorni di lavori, i contributi delle autorità politiche, degli studiosi di fama internazionale provenienti da diversi rami disciplinari e delle realtà istituzionali alle diverse sessioni di lavoro, hanno favorito un ampio dibattito fuori e dentro la sede congressuale. Lopez Shane J. della Clifton Strengths Institute, ha aperto i lavori delle sessioni plenarie, cercando di mettere a fuoco quello che lui definisce "il segreto" di milioni di persone speranzose: investire nel futuro rende migliore il presente. A Lopez si sono susseguite le letture magistrali del Prof. Jean Guichard dell' Institut National d'Etude du Travail et d'Orientation Professionnelle & CNAM -Conservatoire National des Arts et Métiers, France e quella del Prof. Salvatore Soresi, dell'Università degli studi di Padova, le quali hanno cercato di mettere in luce le sfide che, a causa delle trasformazioni sociali e culturali che si sono susseguite negli ultimi dieci anni, i professionisti dell'orientamento si dovranno accingere ad affrontare nel definire e descrivere le caratteristiche e le necessità delle persone che richiedono aiuti in materia di vocational guidance, di career education o di career counseling. Durante la seconda giornata conferenziale nella "Sala Carraresi" della Fiera Padova, Wehmeyer Micheal University of Kansas e L'Abate Luciano della Georgia State University hanno tenuto due letture magistrali dai titoli "Oltre la patologia: psicologia positiva e disabilità" e "Il futuro è ora: Interventi online per stabilizzarsi e crescere". Nella terza mattinata la Prof.ssa Maria Eduarta Duarte dell'Università di Lisbona ha presentato un simposio internazionale dal titolo "Adaptability and Personal Promotion" al quale hanno preso parte la Prof.ssa Mary McMahon della School of Education, University of Queensland, Australia, la Prof.ssa Vilhjálmsdóttir Guðbjörg, University of Iceland, il Prof. Marcelo A. Ribeiro dell' University of S. Paulo, Brazil e Frederick Leong del Michigan State University. In questo simposio si è sottolineata l'importanza di focalizzarsi più che sullo sviluppo professionale dei singoli, sulle "traiettorie di vita" e sul concetto di "costruzione" della progettazione individuale, spronando il dibattito in merito ai nuovi approcci del Life Design. Un dibattito che non avrà termine con la conclusione della Conferenza, ma che continuerà, in varie forme, per assicurare un ampio confronto tra tutti gli addetti ai lavori, nella prospettiva da una parte, di continuare a dichiarare la propria "indignazione" per gli elevati tassi di ingiustizia e di disuguaglianza nelle opportunità che continuano ad esistere nel mondo e nei nostri paesi, e dall'altra di continuare ad instillare speranza, ottimismo e resilienza, mettendo in moto energie, risorse e positività per la "progettazione e costruzione del futuro".
La Conferenza si proponeva fra le altre cose, di facilitare l'internazionalizzazione e la creazione di network tra coloro che, anche a diverso titolo, sono interessati alle tematiche del lavoro, dell'orientamento, del counseling e della progettazione professionale. A nostro avviso tale obiettivo è stato raggiunto con l'interesse ad aderire, dimostrato da un vasto numero di congressisti, all'International Hope Research Team, il gruppo di lavoro instituito a Padova presso il Laboratorio LaRIOS su volontà del prof. Soresi, al fine di coinvolgere studiosi e professionisti a livello internazionale sui temi della speranza, ottimismo, resilienza e prospettiva temporale, con finalità sia di ricerca scientifica che di intervento.

Durante la cerimonia di chiusura sono state inoltre premiate due giovani ricercatrici, Aysenur Buyukgoze-Kavas della Ondokuz Mayıs University (Turchia) e Maria Chiara Pizzorno dell'Università della Valle d'Aosta, che hanno vinto il premio per giovani ricercatori (corrispettivo all'ammontare di 1.000 euro ciascuno), indetto durante la conferenza, distinguendosi per il loro lavoro nell'ambito del Vocational Designing e del Career Counseling.
Concludendo i lavori della Conferenza, Il prof. Jean-Pierre Dauwalder dell'Università di Losanna e Presidente dell'EuropeanSociety for Vocational Designing and Career Counselingha premiato il prof. Soresi per il lavoro svolto nell'ambito dell'integrazione scolastica e sociale delle persone con disabilità e dell'orientamento professionale in costante collaborazione con colleghi di tutto il mondo, per i contributi forniti nei diversi contesti internazionali in cui si è trovato coinvolto, e per la proposta di nuovi modelli di analisi e nuovi strumenti operativi.

Sono inoltre numerose le mail che ancora adesso stanno pervenendo al LaRIOS non solo per ringraziare e apprezzare il lavoro organizzativo (ne riportiamo soltanto un paio "I would like to offer a word of thanks for a wonderful conference to you all" (South Africa); "Vi scrivo perché si sono aperte molte finestre dentro di me rispetto alla visione della mia attività. Grazie per l'organizzazione di un evento così importante e di respiro mondiale" (Italia), ma per condividere in un'ottica di network l'energia che ha inondato le tre giornate congressuali e che, grazie anche ai riscontri di tutti i partecipanti, il team del La.r.i.o.s. cercherà di mantenere viva con uno sguardo attento rivolto al futuro prossimo!!!
Anche per questa ragione riportiamo di seguito le sintesi di alcuni dei simposi che si sono svolti.

Speranza e ottimismo in tempo di crisi
Massimo Bellotto

La parola "crisi" si ricollega alla parola greca "krisis", il cui significato è dato dal verbo "crino" che significa, insieme, "decido" e "separo": la crisi come decisione e separazione.
Si tratterebbe allora di ripensare il titolo alla luce di queste espressioni: "ottimismo e speranza in tempo di decisione" e "ottimismo e speranza in tempo di separazione".
"Decidere" è una parola costruita sul latino de-caedere. Caedere vuol dire "percuotere"mentre il de di de-caedere allude al distacco, determinato dalla percussione, della parte percossa da quella a cui quest'ultima era unita. Il de-caedere è la "separazione", decidere è separare.
In questo senso, tempo di crisi significa un tempo in cui si decide di separare un fine da un altro, di scegliere alcuni mezzi anziché altri, di tagliar via diverse possibilità di sviluppo per tenerne una sola.
Ripensare i fini, i mezzi e le possibilità della propria vita personale e lavorativa è un travaglio cognitivo ed affettivo il cui esito dipende anche dall'atteggiamento con cui lo si affronta. E qui compare la questione dell'ottimismo e della speranza.
Narra il mito di Pandora che quando - disobbedendo a Zeus, che glielo aveva regalato - la fanciulla aprì il vaso, da esso uscirono tutti i mali che si abbatterono sull'umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la Speranza: forse il rimedio, o forse il più subdolo di tutti mali. Essa infatti può anche illudere.
Speranza in greco si dice "elpis" e la radice "elp" entra nella parola "voluptas" (voglia, desiderio). Ciò rimanda al vedere le cose in modo da soddisfare, anche in modo illusorio, i propri desideri e così la speranza si riduce a wishfull thinking, ad un vedere false possibilità per esonerarsi dall'accettare come ineluttabile il dolore ed il male che c'è nel mondo.
Anche per quanto riguarda il modo di porsi di fronte alla crisi, il confine tra speranza ed illusione è dunque ambiguo, non è facile riconoscerlo e gestirlo: si tratta di operare evitando le due trappole, rispettivamente quella dello sconforto e quella dell'illusione.
Diceva Aristotele che la speranza è un sogno fatto da svegli. Invece, l'affermazione di Virgilio "spes sibi quisque"(Eneide, XI, 309) esorta ciascuno ad essere speranza di se stesso, a confidare nelle proprie forze, nei propri mezzi. È quindi una concezione di speranza che rimanda al locus of control interno più che esterno.
Si tratta infatti di mettersi in gioco, cioè di "ludere"con il pericolo da un lato di illudere/illudersi e dall'altro di deludere/essere delusi. E nelle attività di consulenza riuscire ad instillare speranza aumenta la probabilità che si riesca ad aiutare i clienti ad affrontare le incertezze del futuro.
Ha senso oggi, in questo nostro mondo, porsi come obiettivi il benessere soggettivo, la felicità, la qualità della vita?
La psicologia è in grado di fornire una risposta valida a tale domanda?

Nel secolo scorso ciascuno dei settori scientifico-disciplinari in cui la psicologia si articola si è occupato prevalentemente di descrivere, spiegare ed interpretare le esperienze ed i processi psicologici negativi (psicopatologie, stress, disagio, devianza, ecc). Solo negli ultimi 10-15 anni, a parte il lavoro di alcuni precursori, sono stati studiati i processi psicologici e le condizioni ambientali, sociali e culturali, che possono promuovere concretamente il benessere della persona.
Nel 2007 è stata fondata l'International Positive Psychology Association e da qualche anno ci sono l'European Network on Positive Psychology e la Società Italiana di Psicologia Positiva.
Cominciamo a sapere qualcosa di più sulla felicità, a seconda di come essa viene intesa nelle diverse culture - più o meno individualistiche piuttosto che collettivistiche - con riferimento alle esperienze emotive, alle situazioni di realizzazione personale, alle relazioni interpersonali e sociali.
La tradizione filosofica ci ha trasmesso due concezioni di felicità, eudaimonia per i primi pensatori greci: una prima - che si riferisce ad Aristotele - la connette con la virtù, intesa come giusto mezzo tra estremi contrapposti, e su questa stessa linea si colloca lo stoicismo, con enfasi sul comportamento razionale e sul distacco dalle emozioni. Una seconda - che fa riferimento ad Epicuro e più in generale all'edonismo - connette la felicità con il piacere, contrapposto al dolore.
La prima concezione è stata poi ripresa dalla filosofia medievale cristiana ed è rintracciabile in molti contributi della psicologia dell'ultimo ventennio, specialmente americana, che riconducono l'eudemonismo alla minfullness ed intendono la felicità come "benessere psicologico" (accettazione di sé, avere degli scopi nella vita, padronanza del proprio ambiente, relazioni positive con gli altri, crescita personale ed autonomia).
La seconda concezione, quella edonistica, è rintracciabile nell'utilitarismo dei secoli scorsi, ma pare meno presente nei contributi psicologici, nei quali il benessere soggettivo e gli stati psicologici riconducibili al piacere non sono chiaramente posti in relazione con l'esperienza soggettiva di felicità.
Ma forse eudemonismo ed edonismo sono due concezioni non alternative tra loro, essendo accomunate nella tensione con la controparte: l'infelicità o, in senso più lato, il disagio della civiltà teorizzato da Sigmund Freud nel 1929.
Il riferimento alla felicità - o quantomeno al benessere soggettivo - come a qualcosa di pensabile e perseguibile è il fondamento della speranza e dell'ottimismo, un atteggiamento controverso in tempi di crisi.
Molteplici sono i fattori che influenzano tale atteggiamento: fattori genetici, geo-culturali, socio-demografici e psicologici. Ma ottimismo e speranza sono risorse per l'azione che derivano, più che da tratti personali, dal circuito delle relazioni in cui una persona è inserita, e che gli attribuisce valore. È il rapporto con il contesto di appartenenza che fonda la costruzione della propria progettualità e del proprio investimento, stimolando ad agire, cogliendo le possibilità di andare oltre la relativa presenza di rischio.
Il recente Congresso internazionale "Life Design and Career Counseling: Building hope and Resilience" ha reso pubblici interessanti contributi di ricerca scientifica che sono utili per implementare il dibattito su speranza e ottimismo, e per individuare nuove forme di intervento psicologico nei diversi contesti di vita, di apprendimento e di lavoro.

Costruire il futuro in condizioni di disabilità: Tematiche e sfide nei contributi presentati alla International Conference
Teresa Maria Sgaramella

I tempi attuali, le condizioni che viviamo, richiedono a tutti gli individui di fronteggiare molte incertezze; pongono, però, sfide aggiuntive a chi già sperimentava particolari difficoltà nella costruzione del proprio progetto di vita, ovvero alle persone che sperimentano situazioni di disabilità. Nella conferenza internazionale vari contributi hanno focalizzato l'attenzione sulla progettazione del futuro di persone che sperimentano condizioni particolarmente difficili e complesse.
I lavori presentati hanno mostrato come, almeno nella ricerca, sia ormai condivisa la visione proposta da Michael Wehemeyer. Nella sua lettura magistrale dedicata alla disabilità ha invitato ad andare "Beyond Pathology", oltre la patologia, per individuare e sottolineare invece gli aspetti positivi del funzionamento delle singole persone. Storicamente, infatti, la disabilità è stata vista con la lente della "patologia", del danno, del deficit. Gli sviluppi recenti degli studi nell'ambito della psicologia positiva e i cambiamenti nella visione della disabilità hanno spostato, invece, l'asse verso un approccio basato sui punti di forza, sia nella ricerca che nella pratica, e al tempo stesso verso il riconoscimento del potenziale di sviluppo e di apprendimento, di progettualità futura delle persone che vivono in condizione di disabilità, anche quando queste situazioni sono caratterizzate da limitazioni intellettive.
Una possibile chiave di lettura dei contributi presentati individua e propone linee di lavoro per il prossimo futuro.
1. Il career assessment necessita di strumenti nuovi e di modi nuovi di usare strumenti noti.

A livello di assessment viene ribadita (La Porta) la rilevanza di azioni che portino ad individuare un progetto professionale e un percorso per realizzarlo, tramite i quali determinare un aumento di autoefficacia, sviluppare interessi professionali e strategie di problem solving, facilitare l'acquisizione di abilità personali spendibili come competenze professionali e come facilitatori di resilienza.
Come in altri ambiti, alcuni contributi hanno tuttavia mostrato una nuova attenzione all'approccio qualitativo nell'assessment; un approccio finalizzato a riconoscere e valorizzare le abilità presenti, in primis da parte delle persone direttamente coinvolte, e a sviluppare intorno a queste una partecipazione positiva. Le storie di successo professionale presentate da Gloria Marsay mostrano come l'approccio narrativo possa "dare voce" ai punti di vista delle persone con disabilità e palesare le modalità più efficaci per costruire un proprio futuro professionale. Le storie presentate mostrano la presenza di tematiche comuni alle base delle esperienze di successo nella carriera che parlano di resilienza, di atteggiamenti positivi, di abilità scoperte in se stessi.
Successivamente, nell'ambito del simposio organizzato da Mary McMahon sul Qualitative career assessment, un contributo presentato da chi scrive ha mostrato come un assessment qualitativo, condotto utilizzando strumenti nuovi e teoricamente fondati, possa risultare particolarmente utile in situazioni in cui le risorse personali siano limitate; situazioni in cui la prospettiva temporale futura è particolarmente incerta; nelle situazioni complesse in cui spesso si sperimentano transizioni e cambiamenti ricorrenti per ricorrenti problemi di salute o disagio psicosociale. L'analisi delle risposte fornite alle interviste strutturate da adulti che presentano una disabilità neurologica progressiva o disabilità psicosociale, ha permesso di individuare descrittori e tematiche ricorrenti. Insieme ai partecipanti è stato possibile dare significato alle esperienze precedenti di transizione, ai ruoli vissuti nel proprio presente e connotare adattabilità, speranze e obiettivi futuri.
Si tratta di un'azione che, con le parole utilizzate da Rubina Setlhare-Meltor per descrivere i risultati di una attività di counseling in una situazione di disagio, contribuisce a "re-authoring life story", a riscrivere la propria storia.

2. Conoscere le aspirazioni, gli obiettivi futuri delle persone con disabilità è sicuramente un passaggio obbligato nel prossimo futuro.
Molte persone che presentano disabilità sono isolate, non partecipano attivamente alla vita della comunità e non hanno un progetto che riguardi il loro futuro, professionale in primis, nonostante sia generalmente riconosciuto il ruolo protettivo costituito di un progetto professionale rispetto alla salute, al benessere e alla qualità di vita. I risultati di uno studio presentato da McMahon, Moni, Kuskelly e Jobling sottolineano la necessità di conoscere e di tenere conto delle aspirazioni, delle aspettative e delle esperienze di transizione sperimentate da persone con disabilità intellettiva, per compiere passi verso una integrazione e una progettazione del futuro personale.
In tale analisi è necessario, inoltre, comprendere come tali speranze, aspirazioni e priorità possano essere influenzate da problemi derivanti da una limitazione o da menomazione specifica. Dallo studio presentato da Carrieri, Sgaramella e Soresi emerge, a tal proposito che gli obiettivi futuri, le priorità cambiano in funzione delle emergenze e dell'andamento temporale incerto/atteso che la specifica disabilità pone, nonché della consapevolezza delle stesse. Speranze, comportamenti resilienti ed autoefficacia rispetto alla possibilità di raggiungere i diversi obiettivi cambiano in funzione delle problematiche vissute ma anche dei diversi contesti e degli ambiti di vita considerati. Lo studio mostra, infatti, che la progettazione del futuro presenta problematiche diverse se prendiamo considerazione la famiglia, il lavoro o lo studio, la salute o il tempo libero.
3. La progettazione del futuro sarà efficace se farà riferimento ad approccio sistemico e contestuale.

Dallo studio presentato da McMahon, Moni, Kuskelly e Jobling emergono da un lato indicazioni sulle preoccupazioni del futuro che vivono le persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie, dall'altro il bisogno da parte degli operatori dei servizi di identificare facilitatori e barriere al raggiungimento di queste aspirazioni, al raggiungimento dei loro obiettivi personali e professionali. Troppo spesso ancora oggi i nostri studi non coinvolgono in maniera attiva le famiglie e, in particolare, gli operatori dei servizi sul territorio.
In linea con quest' ultimo approfondimento, si pongono due contributi presentati nella sessione dedicata al Life Designing in situazioni psicosociali difficili. Joanna Rajewska de Mezer ha sottolineato la necessità di azioni che sostengano la difesa dei diritti e, al tempo stesso, permettano di mobilizzare risorse di auto-aiuto ed iniziative personali che contrastino ogni eventuale "impotenza appresa", particolarmente deleteria quando associata, come nel caso della disabilità, a una marginalizzazione della famiglia oltre che dell'individuo. L'autrice, in una prospettiva nuova ed originale, analizza il ruolo delle Consulenze Legali alle quali riconosce una funzione educativa se finalizzate non solo a rendere la persona consapevole dei propri problemi e diritti ma anche a sviluppare la sua capacità di decisione e di responsabilità.
Repetto e collaboratori, invece, hanno sottolineano la necessità di modelli teorici che guidino l'analisi e la gestione delle transizioni, la partecipazione al contesto sociale più allargato. Partendo dall'analisi delle problematiche di giovani che presentano malattie croniche non riconoscibili a prima vista, hanno illustrato un modello per sostenere la progettazione del futuro di questi adolescenti. Ciò che il contributo sottolinea è la necessità di prevedere azioni finalizzare ad insegnare alle persone con disabilità a muoversi nel sistema di cura, nel sistema educativo e nelle strutture di riferimento più ampie perché sicuramente faranno parte della loro vita futura e svolgeranno un ruolo nella costruzione del loro futuro.

I contributi a cui si è fatto qui riferimento hanno individuato ed affrontato varie tematiche rilevanti per la progettazione del futuro delle persone che vivono in condizioni di disabilità. E' opportuno sottolineare, tuttavia, che gli elementi e le linee di lavoro emerse non possono essere considerati "specifici" per la disabilità: la loro rilevanza è indubbiamente generale e la loro portata ampia. Tali contributi in modo vario, interdisciplinare ed originale, hanno accolto le parole rivolte da Soresi nella relazione di apertura che invitava a pensare a nuovi modelli interpretativi per leggere il nostro presente e per costruire il futuro, a considerare costrutti diversi da quelli tradizionali per rispondere alle sfide nuove che ogni giorno sperimentiamo.

L'International Hope Research Team: alcuni preliminari risultati di ricerca
Maria Cristina Ginevra

Una delle sessioni plenarie della Conferenza Internazionale è stata dedicata alla presentazione dei lavori avviati dal gruppo di ricerca internazionale IHRT (International Hope Research Team). L'IHRT, fondato nel gennaio 2012 presso il Laboratorio Larios dell'Università di Padova, vede la partecipazione attiva di numerosi ricercatori e professionisti italiani e internazionali, che hanno avviato 7 gruppi di ricerca:

  1. "Contributi multidisciplinari allo studio della speranza, dell'ottimismo, della prospettiva temporale e della resilienza" (gestito dalla prof.ssa E. Camussi);
  2. "Life Design, speranza, ottimismo, prospettiva temporale e resilienza" (gestito dalla prof.ssa L. Nota);
  3. "Lavoro, lavoratori, Life Design e nuove tecnologie" (gestito dalla prof.ssa L. Ferrari);
  4. "Speranza, ottimismo, resilienza e prospettiva temporale nella disabilità" (gestito dalla prof.ssa T. M. Sgaramella)
  5. "Resilienza e diversity management" (gestito dalla prof.ssa P. Magnano);
  6. "La resilienza come costrutto relazionale: modelli teorici e strumenti di assessment" (gestito dalla prof.ssa G. Gianesini);
  7. "Speranza, ottimismo, prospettiva temporale e resilienza in età evolutiva" (gestito dalla prof.ssa L. Nota)

Nell'ambito di tali gruppi di ricerca, il confronto tra ricercatori e operatori, e il fervente interesse dimostrato da tutti i partecipanti hanno consentito di mettere a punto diversi progetti di ricerca finalizzati ad individuare il ruolo giocato da dimensioni positive come la speranza, l'ottimismo, la resilienza e la prospettiva temporale in questi tempi di crisi economica e sociale.
Molti di tali lavori di ricerca sono stati presentati nel corso di diverse sessioni plenarie e parallele della conferenza. Nelle sessioni plenarie, il prof. Soresi, ha a riguardo precisato le competenze e le caratteristiche che gli operatori di orientamento dovrebbero possedere, facendo proprio riferimento al ruolo che in tal senso sembrano avere la speranza, l'ottimismo, la resilienza e la rappresentazione positiva del proprio lavoro. Anche la prof.ssa Nota, con il contributo "Adattabilità professionale e prontezza professionale per costruirsi il futuro", ha messo in evidenza il ruolo della speranza, dell'adaptability e della prontezza professionale nei giovani adolescenti per poter affrontare le difficili condizioni socio-economiche dei nostri tempi.

Ulteriori lavori sono stati presentati nelle sessioni parallele: Le dott.sse Zicari S. e Carraro F., le dott.sse Santilli S. e Marcionetti J., e le prof.sse Ferrari L. e Nota L. si sono concentrate sull'importanza di tali dimensioni nei bambini e negli adolescenti: le prime, con un contributo dal titolo "Ottimismo, speranza, prospettiva temporale e resilienza in età evolutiva. Studio riguardante bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni", hanno riscontrato che i bambini con elevati livelli di speranza si caratterizzano per maggiori livelli di soddisfazione personale, ottimismo e abilità sociali; le seconde, con il contributo "Optimism, hope and decisional status in Swiss and Italian middle school students", si sono focalizzate sulla possibilità di utilizzare strumenti che indagano tali dimensioni in studenti italiani e svizzeri della scuola secondaria di I grado; infine, le terze, con il contributo "The role of hope on adolescents career construction", hanno analizzato il ruolo delle dimensioni della speranza, della resilienza e dell'ottimismo nella career construction di studenti delle scuole secondarie di secondo grado.
Ulteriori lavori hanno esaminato il ruolo della speranza, dell'ottimismo e della prospettiva temporale negli adulti: la prof.ssa Zanetti M.A. e le dott.sse Ferrari P.R. e Rota S. (Studenti resilienti: ruolo dei fattori speranza, ottimismo e prospettiva temporale) hanno, a riguardo, indagato la speranza, l'ottimismo e la resilienza in studenti universitari con difficoltà nella carriera accademica e la presenza di fattori e dimensioni legate alla struttura di personalità; la dott.ssa Ginevra M.C. (Adaptability, time perspective, hope and optimism in unemployment), concentrandosi su giovani adulti disoccupati, ha riscontrato che i soggetti con elevati livelli di adattabilità professionale si caratterizzano per maggiori livelli di prospettiva temporale e qualità della vita; infine i lavori di Carrieri L., Sgaramella T.M. e Soresi S. (Vocational and life design in adults living with intellectual disability: goals, determinants and profiles) e di Sgaramella T.M. (Qualitative assessment in complex situations: designing the future in case of reduced personal resources and uncertain future time perspective) hanno messo in evidenza le relazioni tra speranza, prospettiva temporale e obiettivi futuri e tra speranza, speranza professionale e adaptability in adulti con disabilità intellettiva.
Altri due progetti di ricerca attinenti all'IHRT sono stati presentati nelle sessioni poster che si sono tenute il giovedì e venerdì pomeriggio: il primo contributo "Adaptability and psychological capital: a research in the academic and administrative area" di Pungetti E. e Nota L., ha esaminato le dimensioni del capitale psicologico (speranza, ottimismo, autoefficacia professionale e resilienza) e della adattabilità professionale in docenti universitari e manager operanti in amministrazioni pubbliche; il secondo "Adaptability, optimism and hope in a group of adults with drug addiction" di Ginevra M.C. e Di Maggio I., ha messo in evidenza la necessità di realizzare attività di career counseling per adulti con tossicodipendenza, che si caratterizzano per minori livelli di speranza, ottimismo, adaptability e qualità della vita rispetto ad un gruppo di controllo.
Per quanto concerne la sessione parallela centrata sull'International Hope Research Team, il prof. Soresi, chair della sessione, ha innanzitutto ricordato le finalità del gruppo di ricerca e presentato i protocolli di ricerca che sono stati predisposti dall'IHRT e applicati a diversi gruppi di partecipanti tra cui esperti di orientamento, operatori che lavorano con la disabilità, insegnanti, genitori, adolescenti e bambini, persone con disabilità, adulti che stanno sperimentando periodi di disoccupazione.

Il primo contributo, dal titolo "Indagine su speranza, ottimismo, resilienza. Alcune considerazioni in margine alla rilevazione in Umbria", è stato presentato da Petetti A., Antonucci F., Colonnelli R., Proietti L., Iobbi A. e M. I relatori hanno descritto lo studio che stanno conducendo in Umbria, coinvolgendo studenti di scuola secondaria di I e II grado. Il contributo successivo di Annovazzi C. e Camussi E. (Come speranzosità e ottimismo dei genitori intervengono nella scelta universitaria: dati preliminari del Servizio di Consulenza Psicosociale per l'Orientamento di Milano-Bicocca), ha discusso i dati preliminari relativi al ruolo delle dimensioni di resilienza, speranza, ottimismo, fiducia nelle proprie capacità, soddisfazione sulla propria vita in genitori di studenti universitari e la ricaduta di ciò sulle scelte formative e professionali dei figli.
A seguire, Ramaci T., Santisi G. e Magnano P. hanno presentato il lavoro "Verso un modello di Diversity Management". I relatori, facendo riferimento al modello teorico del Diversity Endorsement (Avery, 2011) e coinvolgendo 400 lavoratori di organizzazioni del settore pubblico e privato, hanno descritto i comportamenti resilienti in grado di favorire la promozione ed il sostegno delle diversità in ambito organizzativo.
Il contributo successivo, dal titolo "Orientamento alla transizione nel sistema d'istruzione, di formazione superiore e nel lavoro" di Romaniello G., Marcigliano F., Nella Spina I. e Cerbino C. si è focalizzato sulla presentazione del progetto di orientamento svolto dall'Apof-il (Agenzia in house della Provincia di Potenza) nelle scuole secondarie di I e II grado, e che ha visto l'applicazione degli strumenti messi a punto dall'IHRT. Ha fatto seguito la presentazione di Di Maggio I., Di Giuseppe T. e Ginevra M.C. che, con il contributo "La speranza e l'ottimismo nell'ambito delle relazioni di aiuto: un'analisi cross culturale", ha indagato le differenze nei costrutti della psicologia positiva (qualità della vita, speranza, ottimismo, credenze di autoefficacia professionale, resilienza) in quattro gruppi di operatori impegnati, in paesi diversi (Italia, Congo, India e Perù), in azioni di educazione e supporto sociale.
Gli ultimi due contributi della sessione si sono infine focalizzati sugli studenti universitari: Zanetti M.A., Ferrari P.R. e Rota S., con il lavoro "Speranza, resilienza e prospettiva temporale in un gruppo di studenti universitari" hanno presentato i primi dati preliminari del progetto di ricerca che nell'ambito dell'IHRT stanno conducendo presso l'Università di Pavia. L'obiettivo del lavoro è di esaminare le differenze in studenti universitari con e senza difficoltà di apprendimento nelle dimensioni di speranza, ottimismo, qualità della vita, resilienza e adattabilità professionale. Infine, Tanti Burlò E., Camilleri L., Azzopardi A., Azzopardi J.F., Borg R., Cassar L. e Vella S. con il contributo "Esplorazione della speranza, dell'ottimismo e dell'adaptability in studenti di Psicologia dell'Università di Malta", hanno descritto il contesto formativo e professionale maltese e il lavoro di ricerca che attualmente stanno conducendo all'università di Malta e che vede il coinvolgimento di studenti della facoltà di psicologia. Lo studio preliminare ha messo in evidenza che gli uomini si caratterizzano per maggiori livelli di adattabilità professionale, speranza, ottimismo e resilienza.

A proposito di speranza
Lea Ferrari

Uno dei simposi che nel primo pomeriggio del convegno internazionale 'Life Design e Career Counseling: Instillare speranza e fortificare la resilienza' ha visto una cospicua partecipazione è stato senza ombra di dubbio quello dedicato alla speranza, Hope: What is it, how do we measure it, and how do we promote it?, che è stato promosso e coordinato da Stewen D. Brown, Loyola University Chicago, e che ha visto il contributo di Andreas Hirschi, University of Lausanne e di Lea Ferrari e Laura Nota, Univeristà di Padova.
Come ormai ben sappiamo nei paesi occidentali, il futuro è imprevedibile, instabile, incerto e minaccioso, come mai in passato. Di fatto, tra coloro che si occupano di orientamento si parla ormai da tempo di dinamiche non lineari (Arthur & Rousseau, 2001), società liquida (Bauman, 2006), post-modernità (Giddens, 2007), net generation (Tappscott, 2011). A questo riguardo molti dei dati relativi alle società postmoderne enfatizzano che la costruzione professionale e la vita dei giovani sono fortemente influenzate dalle conseguenze della modernità liquida che sperimentiamo quotidianamente (Bauman, 2013). In numerosi paesi dell'Unione Europea i giovani sono diventati una categoria a rischio di emarginazione e di povertà (Eurofound, 2011), con un tasso di disoccupazione che in Italia raggiunge circa il 30% (ISTAT, 2013). Di fronte a questa realtà complessa e difficile, numerosi ricercatori stanno constatando che la speranza può avere un ruolo protettivo nel prevenire l'insoddisfazione lavorativa e più in generale di vita (Brown et al., 2012). È i sintonia con tutto questo che il laboratorio Larios ha lanciato, all'inizio del 2012, il team di ricerca IHRT, un gruppo di professionisti e studiosi appartenenti a numerose università italiane a cui hanno aderito anche colleghi stranieri interessati a studiare il ruolo della speranza e dell'ottimismo, della prospettiva temporale e della resilienza nella costruzione professionale e di vita di giovani e adulti. Di fatto l'evidenza empirica sembra mostrare che le persone con i livelli più elevati di speranza si caratterizzano, a proposito della loro costruzione professionale, per numerose caratteristiche e risultati positivi: sono più ottimiste, più resilienti, si prefiggono più obiettivi, hanno pensieri più positivi, una maggiore autostima, maggiore rendimento scolastico (Valle, Heubne, & Suldo, 2004; Day, Hanson, Maltby, Proctor, & Wood, 2010; Ferrari, 2012).
A questo riguardo Hirschi ha presentato un contributo sul ruolo della speranza nello sviluppo professionale di studenti universitari ed adulti lavoratori che gli ha permesso di rilevare consistenti correlazioni tra questa variabile, principe della psicologia positiva, e il decision making professionale, la progettazione professionale e le credenze di efficacia. In particolare, applicando la scala della speranza di Snyder et al. (1991) ha potuto verificare, nel caso degli studenti, un modello di mediazione in cui la sottoscala dell'agency ha mostrato un effetto diretto sui comportamenti professionali. Questi primi risultati, secondo l'autore, consentono di affermare che la speranza influenza lo sviluppo professionale di giovani e adulti in modo diverso e che sono necessari ulteriori studi per meglio chiarire queste differenze e i meccanismi sottostanti.
Il nostro contributo si è focalizzato sulla valutazione della speranza negli adolescenti. La necessità di comprendere meglio questo costrutto ha spinto i ricercatori italiani del gruppo IHRT a mettere a punto un nuovo strumento per la sua analisi e a presentare in questa sede i primi risultati della sua validazione. Il questionario Pro.Spera (Soresi, Ferrari, Nota, & Sgaramella, 2012) si compone di 22 quesiti che prendono in esame i livelli di speranza, i livelli di ottimismo e l'atteggiamento negativo nei confronti del futuro. Accanto a questo strumento è stato presentato anche il questionario Designing my future (Soresi, Nota, Ferrari & Sgaramella, 2012) costituito da 24 item che prendono in esame la prospettiva temporale e i livelli di resilienza di fronte alle difficoltà di costruzione professionale. I primi dati raccolti con un gruppo di adolescenti italiani di scuola superiore in sintonia con le ricerche precedenti hanno messo in luce che coloro che manifestavano i livelli più elevati di speranza erano maggiormente disposti ad investire nello studio per più tempo, contemplavano nel loro futuro la possibilità di intraprendere dei corsi universitari ed erano maggiormente soddisfatti per l'esperienza scolastica. Sempre costoro avevano ottenuto valutazioni scolastiche più elevate in diverse materie scolastiche e manifestavano aspettative più consistenti nei confronti della possibilità di riuscire a studiare con successo discipline soprattutto dell'ambito scientifico-matematico tra cui scienze matematiche, ingegneristiche, ambientali, geologiche e mediche. Infine manifestavano maggiori capacità di career decision-making e di raccolta di informazioni.

Steven Brown ha in primo luogo ribadito la necessità di giungere ad una definizione condivisa di speranza. Ci ha ricordato che Il dizionario Merriam-Webster la definisce come l'avere un desiderio che si caratterizza per aspettative di risultato, il MacMillan afferma che essa riguarda il desiderare o l'aspettarsi che qualcosa accada o si avveri e il Webster's New College Dictionary come desiderare che qualcosa si realizzi. Ciò che queste definizioni enfatizzano, secondo Brown, è una assenza di percezione di controllo da parte dell'individuo sulla realizzazione di un evento. In questo senso si oppongono alla visione della speranza di Snyder che fa invece marcato riferimento alla programmazione per il raggiungimento di obiettivi. Tenendo conto di tutto ciò, Brown e collaboratori (2012) hanno teorizzato il ruolo della speranza all'interno del modello socio-cognitivo: la definiscono come uno stato motivazionale positivo che si associa ad un'immagine di futuro in cui si può ottenere un lavoro significativo. Si caratterizza per essere uno stato e non un tratto e per essere orientata al futuro. Inoltre non richiede che si creda nelle proprie personali credenze di efficacia quanto, piuttosto, che si pensi che un certo risultato si possa raggiungere od ottenere. Per sondare empiricamente questa caratterizzazione del costrutto della speranza, Brown si è basato sulla constatazione che nella psicologia dell'orientamento ci sono già numerosi costrutti orientati al futuro straordinariamente simili a cui sono stati dati nomi diversi (ad esempio, preoccupazione professionale, volizione professionale, ottimismo e pessimismo professionale, prospettiva temporale, speranza, speranza professionale). Nel tentativo di evitare quindi di aggiungere un altro costrutto ridondante alla letteratura, ha chiesto ad un gruppo di adolescenti italiani di rispondere ad un questionario interamente costituito da quesiti ricavati da scale di misura centrate sulla visione del futuro, tra cui Il Life Orientation Test (Carver, Scheier & Segerstrom, 2010), la Hope Scale (Snyder et al., 1991), la Work Hope (Juntunen & Wettersten, 2006), la sottoscala della preoccupazione professionale ricavata dalla Career Adapt-Abilities Scale (Savickas & Porfeli, 2012). L'analisi fattoriale esplorativa ha suggerito una chiara soluzione a tre fattori: il primo definibile come fiducia professionale concernente il riconoscersi la capacità di riuscire a scegliere, trovare e svolgere il lavoro che si desidera; il secondo relativo a come credenze di risultato ovvero sperare, così come Snyder sostiene, che grazie ai propri sforzi si realizzeranno gli eventi desiderati o si otterranno i risultati attesi; il terzo fattore, infine, indicativo di uno stato motivazionale positivo associato a immaginarsi un futuro in cui è possibile raggiungere un lavoro significativo. In altre parole quest'ultimo fattore contiene una serie di quesiti che si avvicinano alle caratteristiche della definizione di speranza professionale prevista dal modello socio-cognitivo della speranza. Brown ha quindi concluso che l'individuazione di questo fattore non solo non mette la parola fine alla definizione di speranza professionale ma, anzi, rappresenta un nuovo inizio per la ricerca.

Bibliografia di riferimento

Arthur, M. M. B., & Rousseau, D. M. (Eds.). (2001). The boundaryless career: A new employment principle for a new organizational era. Oxford University Press.
Bauman, Z. (2006). Liquid Times: Living in an Age of Uncertainty. Cambridge: Polity.
Bauman, Z. (2013). Communitas. Uguali e diversi nella società liquida. Aliberti
Brown, S.D., Lamp, K., Telander, K.J., & Hacker J. (2012). Career Development as Prevention:: Toward a Social Cognitive Model of Vocational Hope. In Vera E.M. (Ed.) The Oxford handbook of prevention in counseling psychology. Oxford University Press.
Carver, C. S., Scheier, M. F., & Segerstrom, S. C. (2010). Optimism. Clinical psychology review, 30 (7), 879-889.
Day, L., Hanson, K., Maltby, J., Proctor, C., & Wood, A. (2010). Hope uniquely predicts objective academic achievement above intelligence, personality, and previous academic achievement. Journal of Research in Personality, 44 (4), 550-553.
Eurofound, 2011. Giovani e NEET in Europa: primi risultati.
Ferrari, L. (2012). Time perspective, hope, optimism and quality of life in a group of Italian children and young adolescents. 1st International Conference on Time Perspective, 5-8 settembre 2012, Coimbra, Portogallo.
Giddens, A. (2007) Over to You, Mr Brown - How Labour Can Win Again. Cambridge: Polity.
ISTAT, 2013
Juntunen, C. L., & Wettersten, K. B. (2006). Work hope: Development and initial validation of a measure. Journal of Counseling Psychology, 53 (1), 94.
Savickas, M. L., & Porfeli, E. J. (2012). Career Adapt-Abilities Scale: Construction, reliability, and measurement equivalence across 13 countries. Journal of Vocational Behavior, 80 (3), 661-673.
Soresi, S., Ferrari, L., Nota, L. & Sgaramella, T.M. (2012). Pro.Spera. Gruppo di ricerca IHRT
Soresi, S., Nota, L., Ferrari, L. & Sgaramella, T.M. (2012). Designing my future. Gruppo di ricerca IHRT
Tappscott, D. (2008). Grown Up Digital: How the Net Generation is Changing Your World. McGraw-Hill.
Valle, M. F., Huebner, E. S., & Suldo, S. M. (2004). Further evaluation of the Children's Hope Scale. Journal of Psychoeducational Assessment, 22 (4), 320-337.

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